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Aumento casi Coronavirus ed è subito panico!!! ecco il parere della psicologa

Quando il pericolo sembrava ormai un ricordo lontano, ecco sopraggiungere la notizia di nuovi casi a Messina ed è subito panico. Il Coronavirus, sembra nuovamente animare le conversazioni quotidiane delle persone alimentando “vecchie paure” apparentemente superate. D’altro canto anche le restrizioni dettate dai nuovi DPCM, mettono in pericolo l’economia locale, quindi da un lato paura per le condizioni di salute, dall’ altro ansia per le attività lavorative in genere. Due ambiti che investono fortemente la persona e che possono ledere significativamente l’equilibrio emotivo del soggetto.

Ai microfoni di Messina in Diretta, la Dott.ssa Ines Catania, esperta Psicologa messinese che ci offre utili suggerimenti per fronteggiare lo stress.

Dottoressa, come può essere definita la paura da contagio che si genera in casi come questi, una paura che abbiamo visto crescere anche nella nostra città dopo le ultime notizie di contagio sul territorio messinese?

La paura è di per se un’emozione utile, poiché funziona un po’ come un “campanello” che ci avvisa quando siamo o potremmo essere in pericolo permettendo al nostro corpo di reagire e rispondere prontamente al pericolo, un emozione adattiva dunque, funzionale alla nostra sopravvivenza. Il Coronavirus spaventa poiché abbiamo la sensazione di non avere nessun controllo e questo genera un’alta percezione di rischio e un elevato livello di ansia e paura. La paura del contagio è poi “contagiosa”, si diffonde ancora più velocemente del virus stesso. Ciò che stiamo osservando e vivendo in così breve tempo in Italia e nella nostra regione è certamente qualcosa di eccezionale, a cui non eravamo emotivamente preparati. Oggi la percezione di rischio è maggiore perché la sentiamo vicina, ci riguarda in prima persona.

E’ una paura giustificata o il panico da contagio è possibile ridimensionarlo in modo più razionale?

La paura in quanto emozione va accolta e compresa. Sarebbe però utile ragionare su ciò che alimenta il panico. La diffusione costante di notizie su un pericolo imminente, alle porte, che può minare la salute e addirittura portare alla morte, genera solo apprensione e panico nelle persone. Sarebbe utile, in queste situazioni, informarsi bene, diffidando da notizie troppo allarmistiche e facendo affidamento solo alle informazioni diffuse dal Ministero della salute.

Quali sono i comportamenti sconsigliati in situazioni come questa?

Sarebbe sicuramente opportuno non farsi prendere da pensieri negativi, tipici dell’ansia, il pensare che andrà male, che i casi di contagio aumenteranno sicuramente, non fa altro che aumentare il livello di paura e di allerta in un momento in cui, invece, lucidità e razionalità sono fondamentali. Credo sia importante, inoltre, dal punto di vista psicologico, non trascurare il potere della comunicazione e quindi l’impatto che ognuno di noi verbalmente e col proprio corpo ha sugli altri. In situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo in Italia e nella nostra regione, ognuno di noi, ogni singola persona, deve essere consapevole di avere la possibilità di generare o ridimensionare la sensazione di paura e panico negli altri e in sé stesso. Le parole che diciamo a noi stessi e agli altri possono avere un impatto emotivo molto forte, evitiamo quindi di alimentare preoccupazioni e ansia favorendo invece un atteggiamento di fiducia e rassicurazione.

Delle buone pratiche, invece, che consiglierebbe di mettere in atto per coloro che sono particolarmente preoccupati o vivono in zone a rischio?

Come ho già detto, la preoccupazione per se stessi e i propri cari è più che legittima in una situazione emotivamente stressante che ci sottopone a emozioni di paura molto forti: suggerirei, però, di affrontare quanto sta accadendo con fiducia, cercando di seguire con attenzione le indicazioni mediche e solo le informazioni ufficiali che provengono dal Ministero della Salute e dalle Regioni di competenza, cercando di non cedere al catastrofismo mediatico che non sempre fornisce informazioni chiare e precise. Di fronte a un pericolo è bene essere preparati e “le armi” migliori per affrontare un virus per il quale non vi è ancora un vaccino, sono senza dubbio la conoscenza, i nostri pensieri e le nostre azioni.

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