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Il “lato oscuro dell’emozione”: la dipendenza affettiva e come venirne fuori

La dipendenza è una parola che tendiamo ad associare alla dipendenza da droghe o alcol. Può anche essere associato al mangiare, al gioco d’azzardo o persino al sesso. Tuttavia, non molte persone si rendono conto che esiste un altro tipo di dipendenza più interiorizzata: la dipendenza affettiva. A molti di noi è stato insegnato ad accettare il flusso e il riflusso delle nostre emozioni. Ma a volte le emozioni possono presentare realtà pericolose alle persone che le provano.

La dipendenza affettiva è diversa dalla dipendenza da droghe o alcol perché si presenta come più pervasiva e meno evidente. Colora il modo in cui vedi il mondo e rispondi alle circostanze. Per rompere la dipendenza affettiva, bisogna diventare consapevole di questi schemi malsani e imparare ad adattare questi sentimenti con risposte più costruttive.

Nel caso della dipendenza affettiva, le esperienze ricadono sostanzialmente all’interno delle fantasie romantiche, che aiutano ad attenuare la paura della solitudine e del rifiuto, promettendosi “felicità eterna”

L’esperienza del legame di attaccamento, che placa la paura, consapevole o inconsapevole, di essere abbandonati e illude di eliminare la solitudine e le carenze nell’autostima
Per alcune persone, le relazioni diventano fonte di insoddisfazione e frustrazione ma, per quanto portare avanti questo legame sembri difficile, il pensiero di rimanerne privi è di gran lunga peggiore. La dipendenza affettiva si instaura proprio all’interno di questa tensione tra il “non poter vivere con” e il “non poter vivere senza”: il funzionamento della persona dipende dalla propria relazione affettiva.

Nelle prime fasi dell’innamoramento, le persone esibiscono diversi sintomi correlati alle dipendenze, sia da sostanze che comportamentali, tra cui euforia, astinenza, tolleranza, dipendenza fisica e psicologica, ricaduta. L’amore, dunque, potrebbe essere paragonato a una sostanza d’abuso, e da entrambi è possibile sviluppare una dipendenza. Trovarsi in una relazione stimola le aree cerebrali legate alla ricompensa, proprio come le droghe; allo stesso tempo, portare a termine una relazione può provocare ansia e depressione. Le risposte emotive, in tutti e due i casi, si legano strettamente alle reazioni fisiche, creando una potente spinta verso l’instaurare o il mantenere una relazione affettiva: la relazione, dunque, diventa l’obiettivo e, allo stesso tempo, la ricompensa, che consentirà alla persona dipendente di ridurre la sofferenza e sentirsi meglio.

Un altro modo per vedere la dipendenza emotiva è come un’abitudine emotiva. La formazione dell’abitudine avviene quando le azioni ripetute diventano una seconda natura. Quindi, sviluppare un’abitudine emotiva significa allenarsi inconsciamente a rispondere a una varietà di trigger con una reazione emotiva predefinita. Nel tempo, quella sensazione diventa una linea di base per il modo in cui rispondi al mondo. Se la rabbia è la tua emozione predefinita, potresti ritrovarti a rivolgerti ad essa ogni volta che sei incerto. Potresti persino provare un senso di calma mentre questa emozione ti travolge.

Uno dei centri cerebrali legati alla ricompensa si trova all’interno del sistema limbico: quest’area costituisce il centro di controllo delle risposte emotive, governando il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore che induce sensazioni di benessere ed euforia. Alcune sostanze, come la cocaina ad esempio, stimolano un incremento del rilascio (o una diminuzione del riassorbimento) di dopamina. Anche le dipendenze comportamentali possono creare le condizioni in cui viene stimolata la produzione di dopamina: il cervello, in questo caso, viene “addestrato” a rilasciare dopamina in corrispondenza di particolari comportamenti, come lo shopping o il gioco d’azzardo o, in questo caso, la vicinanza alla persona – oggetto della dipendenza.

Coloro che sviluppano una dipendenza affettiva potrebbero sentirsi come se vivessero in balia dei propri sentimenti. Ogni circostanza viene filtrata attraverso la loro emozione predefinita e forma la loro visione del mondo.

Quando le emozioni vengono idolatrate al di sopra di capacità di coping più sane, la dipendenza sviluppata può portare un individuo a sperimentare effetti collaterali negativi, come:

  • Processo decisionale imprudente
  • Comportamenti inappropriati
  • Autogestione o pianificazione difettosa
  • Produttività ridotta
  • Relazioni ferite
  • Quando qualcuno dipende dalle emozioni per alleviare lo stress, è probabile che si rivolga ad altri strumenti di automedicazione, come droghe e alcol, in periodi di stress estremo.

Le tipologie di dipendenti affettivi

L’associazione americana Dipendenti affettivi anonimi (Love Addicted Anonymous) ha delineato alcuni profili tipici dei dipendenti affettivi:

  • Dipendente affettivo ossessivo. Non riesce a distaccarsi dalla propria relazione, anche se il partner non è emotivamente o sessualmente disponibile, incapace di comunicare, distante, svalutante, abusante, egocentrico, egoista, controllante, a sua volta dipendente da qualcos’altro (alcool, droghe, gioco d’azzardo, etc.)
  • Dipendente affettivo codipendente. Nella maggior parte dei casi, soffre di mancanza di autostima e cerca, con ogni mezzo, di trattenere con sé la persona da cui dipende, ad esempio prendendosene cura, controllandola con strategie passivo – aggressive, o accettandone gli abusi. In genere, il dipendente affettivo codipendente farebbe qualsiasi cosa per “prendersi cura” del proprio partner, nella speranza che, un giorno, venga ricambiato.
  • Dipendente dalla relazione. Al contrario delle altre tipologie, non è più innamorato del partner, ma non riesce comunque a lasciarlo. Di solito, sono estremamente infelici e spaventati dal cambiamento e dalla possibilità di rimanere da soli.
  • Dipendente affettivo narcisista. Questa tipologia di dipendente usa la seduzione e la dominazione per controllare il proprio partner. Al contrario del codipendente, che accetta la sofferenza, il narcisista non lascia che qualcosa interferisca col proprio benessere e non appare in alcun modo preoccupato della relazione. Quando, però, si trova di fronte alla minaccia di un abbandono, cerca con ogni mezzo di mantenere la relazione, fino ad arrivare alla violenza.
  • Dipendente affettivo ambivalente. Questa categoria, generalmente, soffre di un disturbo di personalità evitante, che causa una ricerca estenuante dell’amore, ma allo stesso tempo il terrore dell’intimità. Questa combinazione può portare, in alcuni casi, a ricercare l’amore di persone non disponibili mentre, in altri, a interrompere le relazioni non appena queste iniziano a diventare più intime e serie.
  • Seduttore rifiutante. Questo dipendente affettivo ricerca un partner per ottenere affetto, compagnia o sesso per poi, quando si sente insicuro, rifiutarlo, in un ciclo continuo di disponibilità e indisponibilità.
  • Dipendente romantico. La dipendenza, in questo caso, riguarda partner multipli. Al contrario, però, dei dipendenti sessuali, che cercano di evitare i legami, i dipendenti romantici instaurano legami con tutti i loro partner, in gradi diversi, anche se le relazioni sono di breve durata o si sviluppano contemporaneamente.

Come rompere la dipendenza emotiva

La chiave per rompere la dipendenza emotiva e cambiare la propria abitudine emotiva è sviluppare la resilienza al proprio sentire. Ciò include la consapevolezza e il controllo delle tue emozioni. Quando rompi le catene della dipendenza emotiva, dai al tuo corpo una pausa dalle correzioni chimiche che ha ricevuto da queste risposte emotive e permetti che avvenga la guarigione naturale.

Ecco alcuni metodi per acquisire resilienza emotiva e rompere la dipendenza emotiva:

Identifica la tua abitudine emotiva: la dipendenza emotiva può sembrare come se fosse sempre stata una parte di te. Tuttavia, mentre osservi te stesso nei minimi dettagli della vita di tutti i giorni, vedrai schemi alle tue reazioni. Una volta riconosciute queste abitudini emotive, sei pronto per andare avanti.

Ricollega il sistema di ricompensa del tuo cervello: sia attraverso meditazioni che affermazioni quotidiane, il tuo obiettivo è ottenere il potere di produrre un cambiamento reale. Quando un’emozione inizia a sopraffarti, concediti il ​​tempo di calmarti, anche se questo significa allontanarti da una situazione. Alcune persone trovano mantra che possono ripetere in situazioni cariche di emozioni.

Resisti all’impulso di rimuginare: quando rimugini su qualcosa di angosciante, raramente ne ottieni comprensione. Finisci per rivivere situazioni sconvolgenti nella tua testa. Se ti sorprendi a rimuginare, distraiti con un’attività positiva: esercizi, cruciverba o persino TV.

Prenditi cura della tua autostima: quando scopri una dipendenza emotiva, potresti provare vergogna. Cerca di mostrare compassione e comprensione a te stesso. L’autostima è come un sistema immunitario emotivo: se nutrita, può fornire forza. Vai avanti concentrandoti sulle cose che apprezzi di te stesso e sulla speranza di un futuro migliore.

Abbi pazienza: la maggior parte delle persone sviluppa dipendenze emotive dopo decenni, quindi non è realistico aspettarsi un cambiamento immediato. Dedicati al processo, ma fai delle pause quando necessario. La riprogrammazione del modo in cui il tuo cervello risponde alle circostanze richiede tempo. Tieni il mento alto e celebra le piccole vittorie lungo la strada.

Conclusioni

Abbandonare da soli una credenza così profondamente impiantata è difficile. Per questo è spesso necessario ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta. La consapevolezza del disturbo, delle sue dinamiche e dei circoli viziosi che si instaurano rappresenta il passaggio immediatamente successivo alla concettualizzazione del caso: il riconoscimento dei meccanismi della dipendenza, da parte del dipendente affettivo, diventa fondamentale per capire come gestire eventuali ricadute.

Da un punto di vista comportamentale, l’aiuto di un terapeuta prevede interventi diretti volti ad aiutare il paziente a interrompere vecchi pattern di azione, come, ad esempio, intraprendere nuove relazioni prima di aver riconosciuto i propri bisogni o stabilito dei confini personali, o ignorare alcuni segnali allarmanti nel comportamento abusante del partner, oppure mettere in secondo piano i propri bisogni.