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Legge-truffa: in Consiglio comunale partiti che assieme ottengono il 46% dei votanti

La somma delle percentuali delle sette liste che hanno superato il 5% e quindi hanno diritto ad avere consiglieri comunali, fa 46,1%.

I partiti che hanno superato la somma di sbarramento andranno in Consiglio comunali senza un’autentica legittimazione da parte dell’elettorato. Insomma, una legge-truffa che porta la firma di Antonello Cracolici, esponente del Pd.

A due settimane dal voto l’analisi del voto è impietosa perché nel Civico consesso ci andranno consiglieri che hanno ottenute poche centinaia di voti, mentre altri (vedi il caso della Barrile), rimarranno fuori pur essendo stati i più votati. Una legge che non tiene conto della rappresentatività e che penalizza i partiti più piccoli.

Tutto questo in funzione della governabilità. Ma i limiti di questa legge emergono con il cosiddetto caso-De Luca. Il deputato regionale in caso di elezione non potrà avere a disposizione nemmeno un consigliere comunale. Ciò dimostra come la legge abbia delle evidenti falle.

Per i consiglieri in odore di elezione sono comunque giorni di trepidante attesa, dal momento che la composizione del Consiglio dipenderà da chi vincerà il ballottaggio. Se vincerà Bramanti le liste collegate faranno il pieno dei voti, caso contrario si andrà alla spartizione proporzionale dei seggi fra le sette liste che hanno superato lo sbarramento.