25 Giugno 2024 - 00:58

Estorsione aggravata dal metodo mafioso ad un imprenditore, arrestati un 48enne e un 80enne

Due individui sono stati arrestati dai Carabinieri di Taormina in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Messina. Questi individui, un 48enne e un 80enne della provincia di Catania, sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore residente nella provincia messinese.

L’operazione è stata condotta in seguito a un’indagine coordinata dalla DDA della Procura di Messina e dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Taormina, nonché delle Stazioni di Sant’Alessio Siculo e Roccella Valdemone. L’indagine è partita dopo che l’imprenditore ha denunciato di essere stato vittima di estorsione presso la caserma dei Carabinieri di Sant’Alessio Siculo alla fine dell’anno precedente.

Le indagini hanno confermato le accuse dell’imprenditore e hanno raccolto prove significative contro i due arrestati. Si è scoperto che dal 2019 i sospettati avrebbero costretto l’imprenditore, precedentemente proprietario di una catena di supermercati nella provincia etnea, a rifornirsi di carne da un’azienda in cui i due lavoravano come rappresentanti, al fine di garantirsi provvigioni. In seguito, anche dopo la chiusura dell’attività imprenditoriale dell’uomo, avrebbero iniziato a richiedere denaro contante sostenendo il pagamento di un presunto debito, non corroborato da prove.

Gli indagati avrebbero minacciato l’imprenditore e la sua famiglia, spesso recandosi presso la loro abitazione, durante le festività, per estorcere denaro. In alcuni casi, le consegne del denaro estorto avvenivano anche a Catania, e una volta l’imprenditore è stato costretto a consegnare il denaro richiesto presso l’abitazione di uno degli indagati, che era agli arresti domiciliari per reati simili.

Durante l’indagine, è emerso che i due sospettati avrebbero cercato di contattare la moglie dell’imprenditore tramite i social media, cercando di influenzarla affinché convincesse il marito a pagare le somme richieste. Complessivamente, gli indagati avrebbero estorto circa 6.000 euro, oltre ai pagamenti ricevuti per le forniture di carne.

Inoltre, all’80enne è stata contestata anche l’accusa di falsa attestazione sull’identità, poiché avrebbe ottenuto un certificato di residenza della vittima fingendosi avvocato per reperire l’esatto indirizzo dell’imprenditore.

Dopo le formailtà legali, i due sono stati incarcerati in attesa del processo. È importante sottolineare che, in conformità con il diritto di cronaca e il principio di presunzione di innocenza, gli indagati sono considerati innocenti fino a prova contraria e il processo, che si svolgerà in modo equo e imparziale, potrebbe anche assolverli da ogni accusa.