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Le strategie del narcisista patologico nella fase della svalutazione della vittima

La relazione con un narcisista patologico è destinata a trasformarsi in una discesa verso l’inferno

Conclusa la fase dell’idealizzazione, si aprirà il secondo atto di quella tragica farsa che è il rapporto sentimentale o interpersonale che ha deciso di vivere con voi.

Mentre la sta tradendo, la vittima si sentirà dire che “se non ti fidi è un problema tuo”, le ripeterà “sei incapace”, verrà portata a dubitare di se stessa, verrà deprogrammata, offesa e umiliata costantemente, le griderà contro orrende parole che la vittima ascolterà piangendo, inerme. Quando infine avrà sfogato il suo odio se ne andrà, lasciando il silenzio a ferire in ogni istante. In quel silenzio la vittima crederà di affogare, di soffocare e spererà in un ritorno, spererà che possa avvicinarsi di nuovo, non ricorderà distintamente i tormenti che le sono stati inflitti, perché nulla fa più male quanto l’essere diventata invisibile. Al narcisista patologico la violenza serve per poter dimostrare controllo e potere. In determinati periodi si allontanerà per dedicarsi ad altre vittime. Ma sa che la vittima lo sta aspettando, piegata e contorta nella tua vita piena ormai di macerie e solitudine, quelle che lui ha creato, e quando infine tornerà la troverà ferma dove l’ha lasciata, con i segni del tempo e del dolore che l’hanno deturpata.

Te lo presento: è il tuo carnefice

La fase della svalutazione inizia in modo subdolo e quasi impercettibile. Naturalmente, se la vittima assistesse al cambiamento integrale del partner si allontanerebbe immediatamente ed il predatore perderebbe l’oggetto prescelto abbastanza presto. Ma lo scopo del narcisista patologico è lo sfruttamento delle qualità della vittima e la realizzazione di un rapporto di totale dominio e controllo; l’amore della preda, la dipendenza dall’aguzzino, la corruzione del suo carattere, il riuscire ad indurla a compiere atti che abbassano la sua dignità e le sue iniziali qualità umane, l’enorme dolore che sa di provocare, gli recano una soddisfazione ed un nutrimento del quale non può fare a meno.

Critiche velate e bastone e carota

Questo pericoloso soggetto non può permettersi di sbagliare strategia. Freddo predatore, il narcisista patologico inizierà a svalutare la vittima lentamente e solo allorquando essa sarà stata privata della capacità di decisione, di discernimento, quando sarà dipendente, nel momento in cui ogni aspetto della sua esistenza vacillerà, allora il narcisista patologico abbasserà la maschera e scaricherà ogni forma di abuso e violenza morale e psicologica e, a volte, fisica, sulla vittima, la quale, paralizzata e deprogrammata grazie a mesi di manipolazione, rimarrà immobile a subire attacchi alla sua identità via via più violenti.

La strategia della svalutazione

La svalutazione, come abbiamo detto, inizia in modo latente, con sguardi di disprezzo, mutismo, freddezza, allusioni destabilizzanti, osservazioni scortesi che, tuttavia, da parte della vittima difficilmente vengono ricondotti ad una strategia premeditata e violenta. Essa tenta di scusare, un po’ incredula, il narcisista patologico, nel quale ancora vede il principe azzurro o l’uomo sofferente ed un po’ complicato da aiutare. In via parallela, il narcisista patologico alterna momenti, sempre più rari, di dolcezza e vicinanza, con atteggiamenti incomprensibili e scostanti. 

Comunicazione paradossale

I discorsi paradossali, sono adottati ad arte dal narcisista patologico per annichilire la vittima: la comunicazione paradossale consiste nell’esprimere a livello verbale una cosa e tuttavia a livello non verbale viene espresso l’opposto. Così la preda comincia a trascorrere ore a riflettere su ciò che aveva voluto intendere il perverso, sul perché dica una cosa e ne faccia un’altra opposta, ma non può trovare risposta alcuna, giacché l’unica risposta vera sarebbe che lui le sta facendo violenza psicologica. Vani risultano i tentativi della vittima di avere spiegazioni, di ricevere chiarimenti, il narcisista patologico non risponderà, eluderà le domande, si chiuderà nel silenzio o attaccherà la preda “ma cosa mi tormenti? Cosa ho fatto di strano? Non ti sta mai bene nulla?”, “sei insopportabile!” lasciandola nell’incertezza. Peraltro, la vittima da un lato percepisce la distanza emotiva del partner dall’altro teme di esserne responsabile, inizia così a subire passivamente gli attacchi del narcisista patologico che la colpevolizza di essere petulante, di non essere più leggera e solare come all’inizio.

Triangolazione

Le triangolazioni, altro strumento dell’arsenale di manipolazione e distruzione del narcisista patologico: egli mette la propria vittima in competizione con altre figure femminili. Pur vantando la più pura fedeltà, ovviamente falsa, il narcisista patologico lascerà indizi, avrà telefoni cellulari perennemente addosso, suonerie spente, riceverà e scriverà sms ad ore strane e farà cenni espliciti ad altre donne siano esse ex partner o nuove conoscenze, che asserisce di avere come semplici “amiche”. La vittima vive nell’ansia e nel timore di essere abbandonata, cercherà di prodigarsi e di pesare ogni parola ogni gesto allo scopo di non scatenare nel narcisista patologico la freddezza, la critica o l’abbandono per una donna migliore di lei. Naturalmente, il narcisista patologico ha sempre tradito ed anzi ha un vero harem a disposizione fatto di ex, di nuove conquiste e di future prede che tiene d’occhio, essendo per lui la seduzione questione di pura sopravvivenza; tuttavia, a questo stadio la vittima ancora non ne è consapevole.

Violenza manifesta

Queste modalità distruttive, che rendono la preda dipendente affettivamente e priva sempre più delle risorse psichiche, emotive e sociali che possedeva prima della relazione, diventano più manifeste. Il narcisista patologico ha bisogno di riversare, di proiettare la negatività sul partner; inoltre, per lui sostenere a lungo la maschera è impossibile.

Siamo giunti, quindi, alla violenza morale apertamente agita. La vittima è ormai trattata in modo esplicito come fosse un oggetto, viene usata sessualmente come una discarica, viene criticata per i suoi capelli, per il suo fisico, per gli abiti che sceglie, per come tiene la casa o come cucina: del seduttore affascinate non è rimasto nulla. Lo sguardo di ghiaccio o ipnotico, la voce fredda, il tono tagliente, sono le uniche manifestazioni riservate alla preda. I rarissimi momenti di tregua e falsa delicatezza sono concessi per evitare il crollo della vittima. Gli insulti divengono molto pesanti, le proiezioni (come gli scatti di gelosia assurdi del narcisista patologico che invece sta tradendo davvero), le improvvise sparizioni gettano nel caos e nella disperazione la preda che, paralizzata, subisce un colpo dietro l’altro senza difendersi ed anzi, paradossalmente, attaccandosi morbosamente al suo aguzzino.

La bugia patologica

Tutti gli esseri umani si sono trovati a mentire ma per il narcisista patologico mentire è come respirare, è un sistema di vita. Il narcisista patologico mente a chiunque senza preoccuparsi minimamente di essere scoperto o della possibile sofferenza che può provocare. La bugia è una modalità presente in ogni sua relazione. La menzogna e l’inganno del narcisista patologico sono fredde, premeditate, congegnate alla perfezione e strategiche ed assolvono alla funzione di consentirgli di realizzare i propri obiettivi. La bugia viene raccontata in modo sereno, convincente, il partner viene guardato fisso negli occhi, il tono è tranquillo; persino quando le sue menzogne vengono scoperte, il narcisista patologico nega l’evidenza, generando rabbia, incredulità e insicurezza nella preda che alla fine finisce per credergli.

Il narcisista patologico ha sempre molte cose da nascondere, dal conto in banca che prosciugano a vostra insaputa, a doppie triple quadruple vite sentimentali parallele, a titoli di studio inesistenti. L’inganno esiste sin dall’inizio della relazione, il perverso crea ad arte una rete fittissima di bugie le quali, se vengono intraviste dalla vittima, determinano in lui esplosioni di rabbia o sarcasmo: “ma cosa stai insinuando? Non stai bene, vedi lucciole per lanterne! stai diventando paranoica!”

Vittimismo

Un’altra arma frequentemente utilizzata è il vittimismo. Il narcisista patologico si erge a vittima dei traumi infantili, verso i quali, in realtà non prova alcuna emozione reale, che sono strumentalizzati per suscitare la compassione della preda e l’insorgere in lei di tendenze latenti dell’atteggiamento egoico della crocerossina : “io ti salverò” miete più vittime di una bomba atomica, perché porta la vittima a subire ogni forma di angheria pur di salvare e guarire l’abusante.

Il narcisista patologico, se è necessario alfine di realizzare la strategia, piange singhiozzando, proferisce giuramenti, minaccia il suicidio, “la mia vita senza di te non ha senso, sento il cuore andare in mille pezzi; so di aver sbagliato, forse avevo paura di amare, non sono mai stato amato, ma sono cambiato. Se non vuoi darmi un’altra chance, lo capirò, voglio solo il tuo bene, ti amerò per sempre, perdonami amore mio” . Queste frasi in un empatico innamorato provocano una destabilizzazione mostruosa, mantengono vivo il legame, lo fanno sentire in colpa per non dare una possibilità a chi, sì, gli ha fatto molto male ma che sembra ora mettersi in discussione. L’empatico sa mettersi nei panni dell’altro e sa capire cosa si provi ad avere il cuore a pezzi ed essere disperato, sa che tutti sbagliano e crede che tutti possano cambiare in meglio. Per queste ragioni gli darà chance, che, naturalmente, in brevissimo tempo, porteranno la situazione a livelli peggiori di prima.

Gaslighting

La violenza del narcisista patologico si attua prevalentemente attraverso la comunicazione. Mira alla distruzione della autostima e della personalità della vittima. Uno degli strumenti più utilizzati e pericolosi, capace di far perdere il senno alla preda, è il gaslighting. Il termine venne coniato dal un film degli anni ’50 Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 Gas light e dagli adattamenti cinematografici del 1940 e 1944 (quest’ultimo conosciuto in Italia come Angoscia ): La trama tratta di un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, e insistendo che la moglie si sbaglia o si ricorda male quando nota questi cambiamenti. Il titolo origina dal subdolo affievolimento delle luci a gas da parte del marito, cosa che la moglie accuratamente nota ma che il marito insiste essere solo frutto dell’immaginazione di lei. Il narcisista patologico, infatti, utilizza affermazioni false che minano la percezione della realtà del partner e della sua capacità mnemonica. Il narcisista patologico sposta oggetti negando di averlo fatto, sostiene di aver detto frasi mai dette, imputa discorsi alla vittima che essa non ha mai pronunciato. “ Possibile che non ricordi? Ho messo le chiavi ne cassetto eri davanti a me e tu mi hai visto! (e non è vero)” oppure “ ti ho detto che sarei andato alla riunione ecco perché ho spento il cellulare, prima di uscire te ne ho parlato!” ( e non è vero). E’ una tecnica molto pericolosa ed insidiosa che pian piano contribuisce a far si che la preda non si fidi più di se stessa, dei suoi ricordi, della sua capacità di giudizio e percezione.

Silenzio

Altro strumento di violenza e manipolazione è l’uso del silenzio. Il narcisista patologico non risponde ai messaggi pieni di sofferenza e speranza o risponde dopo ore ed in modo freddo; si nega al telefono, rinvia appuntamenti oppure scompare completamente. Alla vittima sembrerà di impazzire, come se le avesse tolto la voce, la possibilità di esistere. Piegata dalla dipendenza affettiva e dalle torture agite sino a quel momento, la preda non avrà reazioni di difesa, non vedrà nel narcisista patologico il suo aguzzino, starà così male da augurarsi soltanto che possa tornare e, nel momento in cui lo farà, lei accetterà ancora a lungo ogni sorta di violenza morale pur di non vederlo sparire ancora. Naturalmente, la violenza attuata dal silenzio è una strategia ben strutturata ed assolve a tre funzioni: asservire e dominare la vittima ; concederle una tregua dai colpi ricevuti affinché essa recuperi un po’ di energia, senza la quale non potrebbe nutrire il narcisista patologico; renderla docile alla successiva dose di violenza. Inoltre, il silenzio concede al manipolatore spazio di azione maggiore per occuparsi delle altre prede (in fase di idealizzazione o svalutazione).

Conclusioni

La fase della svalutazione può durare settimane, mesi o anni. I danni all’autostima ed all’identità della vittima sono terribili e spesso comportano l’insorgenza del trauma da narcisismo patologico o trauma da stress, patologie psicosomatiche e depressione.

La vittima proverà rabbia e vergogna per aver consentito al narcisista patologico di distruggerla e soltanto in seguito ricostruirà il puzzle della strategia attuata dal predatore e riconoscerà tutti i comportamenti adottati in questa fase come Violenza.

Tuttavia, il riuscire a non negare la violenza subita e perdonarsi per non essere riusciti ad allontanarsi dal carnefice in tempo sono i presupposti per la completa guarigione e per la rinascita.