13 Giugno 2024 - 12:31

Messina, Sequestrati beni per 350mila euro a 48enne pluripregiudicato: Azione dei Carabinieri contro il patrimonio illecito

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un decreto di sequestro beni, emesso dal Tribunale del capoluogo peloritano – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Giovanni Arrigo, 48enne messinese, già noto alle autorità giudiziarie e attualmente detenuto.

Il provvedimento è scaturito da approfondite indagini patrimoniali condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, che hanno rivelato un significativo accumulo di beni da parte dell’uomo nel corso degli anni. Questo patrimonio è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati sia da lui che dai suoi familiari. Il 48enne, già coinvolto in diverse vicende giudiziarie, è stato condannato definitivamente per vari reati tra il 1992 e il 2018, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, rapina, furto, lesioni personali e detenzione illegale di armi.

L’ultimo arresto dell’uomo risale al 30 aprile 2021, quando è stato catturato in flagranza di reato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nell’ambito di un’indagine condotta dai Carabinieri sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina. Le indagini hanno rivelato che, a partire dal 2016, il 48enne aveva costretto un imprenditore edile attraverso minacce, vessazioni e violenze, anche con l’uso di armi, a versargli somme di denaro in modo estorsivo. Inoltre, l’uomo aveva richiesto lavori di costruzione di un edificio e numerose forniture di materiale edile senza alcun compenso. Nel giugno scorso, il 48enne è stato condannato a 4 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione per questa vicenda, e ha presentato un ricorso in appello al Tribunale di Messina.

Il sequestro beni, mirato alla futura confisca dei beni, riguarda sei abitazioni e un terreno agricolo situati a Messina, nonché quattro autovetture, per un valore totale stimato di circa 350mila euro. Questi beni, come indicato nel decreto di prevenzione, sono considerati il frutto di profitti illecitamente acquisiti dall’uomo nel corso delle sue attività criminali.