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Il trattamento del silenzio, la tortura psicologica preferita dal narcisista patologico

Il narcisista patologico ha un grave deficit nella sfera dell’empatia, l’incapacità di provare emozioni e sentimenti autentici verso gli altri esseri umani è resa invisibile agli occhi di chi, per sua sfortuna, interagisce con lui grazie alla maschera che adotta.

Predatori sociali senza scrupoli, senza senso di colpa e senza paura, spinti esclusivamente dalla noia che li attanaglia, ossessionati dall’esigenza di controllare chiunque entri nella loro sfera di interesse, invidiosi delle qualità umane che hanno imparato presto ad imitare al fine di modellare la maschera, senza la quale sarebbero emarginati da ogni contesto interpersonale, i narcisisti patologici non hanno la capacità di vedere gli altri come loro simili: essi sono meri oggetti da utilizzare per poche ore, pochi giorni, pochi mesi o per sempre.

“Questi esseri privi di struttura emotiva hanno bisogno e traggono piacere (un momentaneo piacere) nel dominare, svilire, impoverire e maltrattare tutti coloro i quali intrattengono relazioni con loro specie se di tipo sentimentale.”

Le modalità con cui realizzano questa esigenza mortale sono: il gaslighting, la violenza verbale, la violenza fisica, gli insulti, l’isolamento sociale, la triangolazione, i tradimenti seriali di cui spesso lasciano traccia, lo scarto agito o indotto ed il silenzio.

“Il trattamento del silenzio è uno degli strumenti di tortura psicologica più dannosi utilizzati dai narcisisti patologici, questo assolve a varie funzioni, tutte tese a realizzare la cattura e distruzione della preda.”

Il silenzio del narcisista patologico

Il narcisista patologico, nella fase iniziale del rapporto, mostra alla vittima una maschera studiata allo scopo di farla avvicinare sempre più. Tanto per citare due delle maschere più usate, direi che vi è quella del cucciolo tenebroso e quella del re scintillante. Difatti, se la vittima ha una natura da crocerossina, ancorché tale natura sino a quel momento fosse rimasta a lei stessa del tutto sconosciuta, allora verrà indossata la maschera della persona sofferente e confusa, dall’infanzia triste e difficile, affranta e delusa da rapporti precedenti devastanti, desiderosa di amore, rinascita e cambiamento. Tale maschera farà scattare la preda empatica, forte e salvatrice che farà di tutto per salvarlo e capirlo, giustificherà ogni violenza e sopruso, arrivando addirittura a compiangerlo quando compie gesti tremendi, poiché “ poverino/a non conosce l’amore, non sa darlo ed un po’ io merito ciò che mi fa o dice”. Un’altra tipica maschera è quella dell’uomo freddo e vincente, privo di paura, saldo e affermato o schivo se la preda, di partenza, ha una bassa autostima, e le farà credere che sarà il dolce e sicuro protettore di suo ogni affanno e problema.

“Attratta nella ragnatela, la vittima verrà sommersa di attenzioni e sorprese che si confanno al tipo di maschera presentata.”

A questo punto, solitamente a distanza di 2-3 mesi dall’inizio di quella che solo in seguito si rivelerà una relazione infernale, il narcisista patologico farà qualcosa che lascerà il partner nella più totale incredulità, gli propinerà il:

Silenzio Assoluto

Il silenzio Prima fase

A volte per ore, a volte per giorni, questi predatori scompariranno dalla vita della vittima che inizierà a tremare, a destabilizzarsi, ad essere sommersa dalla rabbia e dall’ossessione. Sino a questo momento, la preda ancora vive un’esistenza serena, è eccitata e persa nel nuovo meraviglioso, promettente rapporto con il carnefice ma mantiene intatta la propria identità, ha amici, lavoro, interessi.

Tuttavia, il primo silenzio mette in moto nella vittima, a livello inconscio, l’insicurezza più profonda. Il primo silenzio è il ventre marcio da cui nascerà quel mostro che si chiama dipendenza affettiva, da questo momento in poi, questo mostro crescerà in seno alla vittima, avvinghiandola con i suoi tentacoli velenosi, stringendola sempre più, sino a renderla assolutamente incapace di reagire e fuggire.

Al primo ritorno del carnefice, successivo al primo silenzio, la preda darà fiducia e vigore al rapporto, inizierà, anche inconsapevolmente, a dosare le parole, a cercare di capire più profondamente questo essere che crederà di non aver compreso bene, avrà continui pensieri su di lui, sul rapporto, cercherà di riempire i suoi presunti vuoti, insomma inizierà a trasformarsi in ciò che il narcisista patologico voleva: una marionetta ubbidiente.

Il silenzio Prima fase, quindi, ha sempre lo scopo di asservire, di controllare e, nel contempo, di misurare e valutare la capacità di reazione della vittima, osservata da lontano come fosse un topino da laboratorio. A questo primo silenzio, seguiranno altri micro-silenzi, ugualmente devastanti.

I micro-silenzi

I tempi di risposta ai messaggi, a tratti, saranno più lunghi, gli orari consueti delle telefonate o degli incontri non saranno rispettati e questo accadrà senza una apparente ragione. Maestro nell’arte del silenzio, il narcisista patologico è capace di trascorrere una giornata bellissima insieme a voi, di salutarvi nel più dolce dei modi e di mutare totalmente atteggiamento il giorno successivo, sfuggendo al contatto telefonico: non chiamerà all’ora in cui lo si attende, non scriverà ma si farà vedere connesso alle chat, sarà freddo e non darà spiegazioni , anzi mostrerà fastidio alle domande e la vittima allora…nel terrore di perderlo nel silenzio, di cui ha già assaggiato il fetore, tacerà, sperando che tutto si aggiusti, trattenendo il fiato, riducendo la voce ad un sibilo pur di non urtarlo. La vittima appesa sull’orlo del burrone, avrà un solo pensiero: il carnefice. Si chiederà “cosa è accaduto ? che gli ho fatto? Avrà problemi sul lavoro? Con i figli? Sta male? Ha un’altra? Mi vorrà lasciare? Perché non mi dice la verità “: sarebbe disposta ad ascoltare qualunque cosa purché il silenzio finisca.

Il silenzio, infatti, è annullamento dell’identità dell’altro e colpisce, a livello psichico, più in profondità rispetto ad altre forme di violenza. Uno schiaffo fa male, tuttavia, attesta, pur nel suo orrore, che il violento in qualche modo ci veda; il silenzio invece è il buio, la scomparsa, l’annullamento, non esistiamo più, non siamo più nulla per l’altro. L’ansia generata dal silenzio è altissima e pregiudica ogni aspetto della vita della vittima.

Ovviamente, il narcisista patologico cambierà ancora atteggiamento e tornerà d’improvviso presente e tenero e la vittima riprenderà il proprio respiro.

Il primo silenzio, i successivi silenzi ed i micro-silenzi non hanno come unico fine quello di dominare e distruggere, ma servono al predatore anche per un’altra utilità: avere spazio e tempo d’azione con le altre vittime, quelle da attrarre ancora nella rete o quelle in fase di love bombing iniziale.

Così mentre il partner è chiuso nella stanza oscura del silenzio del carnefice, lasciato a macerare nel pozzo nero, il narcisista patologico si muove libero e leggero come una farfalla. Per questo, non potrà fare a meno del silenzio e lo utilizzerà, presto o tardi, con tutte le vittime, alternandole nel gioco sadico dell’assenza.

Il silenzio è molto adottato dai narcisisti patologici anche verso i figli dei quali minano l’ identità in formazione, impedendo loro una evoluzione sicura esponendoli al rischio di relazioni disfunzionali future. Un bambino si riconosce esistente e degno di amore se le figure di riferimento lo vedono innanzitutto, vedono la sua emotività, le sue esigenze e lo amano. Il narcisista patologico non ama, finge di amare, non vede, finge di vedere e domina, pretende dominio e controllo. Le perverse modalità relazionali dei predatori non sono riservate solo al partner ma a chiunque, figli inclusi. Non rispondere alle domande, non interessarsi di ciò che fanno, chiudersi nel mutismo severo e glaciale per punirli ed umiliarli sono comportamenti tristemente tipici del narcisista patologico nel rapporto con i figli ed i danni a lungo andare sono gravissimi.

Il Silenzio-punitivo

La vittima, a volte, prova a contestare le modalità distruttive del carnefice e questo scatena in lui o la rabbia manifesta oppure il silenzio. Messa in punizione, faccia al muro, la vittima non può replicare, vorrebbe spiegazioni e chiarimenti , vorrebbe, come è giusto e sano, trovare una soluzione condivisa sulle problematiche della coppia (che in realtà sono problematiche legate a questo grave disturbo della personalità) e disperatamente cerca un contatto: non lo avrà, giacché, diversamente da quanto appare, il carnefice ha uno scopo opposto alla vittima, non vuole salvare una relazione o il rapporto umano con il partner, ma vuole far male, vuole distruggere e a questo scopo è funzionale il silenzio.

Il Silenzio nello scarto

Il narcisista patologico scarta la preda in modo disumano accentuando nella parte finale della relazione le modalità sadiche e perverse . Uno dei sistemi che prediligono è quello di scomparire nel nulla, quello di non dare chiarimenti, quello di non chiedere scusa. Non vi sarà un saluto, un abbraccio e neppure una liberatoria lite ma solo silenzio e ciò impedirà alla vittima di chiudere il cerchio e la lascerà in preda all’assordante rumore delle parole mancate, la lascerà nell’ansia e nella speranza di un futuro contatto, la costringerà a sentire, nella propria mente esausta, l’eco della voce perduta di questo mostruoso essere vivente.

Conclusioni

“Se il silenzio dato alla vittima distrugge, il silenzio stesso può diventare una via di salvezza.” La distanza dal narcisista patologico è un formidabile mezzo per disintossicarsi dal veleno iniettato, è un vento che spazza via la nebbia in cui il predatore avvolge la psiche della preda, onde confonderla e paralizzarla; il silenzio del narcisista patologico consente di poter udire di nuovo la propria voce interiore e permette a molte vittime di preparare una via di fuga. Il silenzio consente di recuperare forza, nel silenzio è possibile valutare il grado di dipendenza e l’entità delle crisi di astinenza e, seppur nel dolore, darà modo di cercare all’esterno un valido supporto, anche psicologico. Il silenzio è il preludio del futuro NO CONTACT che è l’unica strategia che può allontanare l’inferno dalla vita della vittima, inghiottendo infine il predatore.